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A spasso con…i Wellies

Venezia, metà donna, metà pesce, è una sirena che si disfà di una palude dell’Adriatico.
Jean Cocteau, Il mio primo viaggio, 1937

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Dal Ponte di Brooklyn al Ponte dei Sospiri, in questi giorni la fa da protagonista l’acqua: dalla furia devastatrice dell’uragano Sally abbattutosi sull’East Coast senza risparmiare neanche la città della statua della libertà, all’acqua alta che ha invaso la città del Carnevale, divenendo un’ulteriore attrattiva per i turisti. Questi, infatti, armati di stivali e protezioni impermeabili varie, magari anche del celebre impermeabile giallo canarino di hollywoodiana memoria indossato da Marylin in Niagara, hanno ceduto alle lusinghe della città degli innamorati avventurandosi tra le calli alla ricerca dei tesori di questo scrigno a cielo aperto. Le passerelle predisposte per far fronte al fenomeno hanno così ospitato interminabili sfilate di Wellies e galosce, consentendo ancora una volta ai termini di una lingua straniera o di provenienza esotica di insinuarsi nelle pieghe della vita quotidiana. Già, perché gli stivali Wellington (o Wellies) di nobili origini inglesi come si apprende dal link segnalato, sono in seguito divenuti popolari toccando ambiti che spaziano dalla danza all’arte e allo sport passando per la musica, dove hanno addirittura dettato un genere del tutto nuovo denominato gumboot zydeco. Con le galosce, invece, ci trasportiamo in Francia, luogo nel quale hanno avuto origine. Sono protezioni realizzate in materiale impermeabile da indossare sopra le calzature per tenere le estremità al riparo da umidità e pioggia. Si può addirittura sceglierle nelle stesse tonalità delle calzature, giusto per non perdere lo stile anche in situazioni poco confortevoli.  Speriamo solo che la splendida città lagunare tanto amata da Thomas Mann tra gli altri, non cada vittima dell’inabissamento tanto temuto dagli scienziati, così come si spera che gli scenari apocalittici con al centro New York non si concretizzino in futuro come nei peggiori disaster movie già realizzati.  La Venezia di Anonimo veneziano e la New York della scena di apertura di Manhattan – che occupano un posto d’onore nella memoria collettiva non solo cinematografica – devono continuare a regalare emozioni…dal vivo e…per sempre, anche senza le indimenticabili colonne sonore  di Stelvio Cipriani per il film di Enrico Maria Salerno e di George Gershwin per il film a firma di Woody Allen 😉 !

 

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Moda, arredo, cucina: la lingua straniera si fa in tre

L’excursus sui termini stranieri usati in vari ambiti del vivere quotidiano  prosegue il suo viaggio ideale toccando un itinerario che si snoda tra accessori moda, pezzi d’arredo e preziosi alleati nella preparazione dei pasti.

La prima tappa ci porta a dare uno sneak peek nell’armadio di una fashion-victim che si rispetti, dove non possono mancare le borse cult come La Kelly o la Jackie, rispettivamente ispirate a Grace Kelly e Jacqueline Kennedy, ma neanche la D Bag, dedicata a un’altra indimenticabile icona di stile che è Lady D.

Da un nome all’altro, la rassegna prosegue con le Mary Janescalzature  simili a quelle indossate dalle tangueire, che risultano irresistibili per la sobrietà e la versatilità con cui conquistano il pubblico femminile nelle varie declinazioni disponibili.

La seconda tappa tocca una zona molto frequentata della casa, l’area living, dove coloratissimi tessuti ikat
rallegrano anche il più cupo degli ambienti.

Lo sguardo, intanto, spazia a tutto campo per posarsi su comodi futon e  mobili shabby chic sapientemente adornati da oggettistica minuziosamente scelta e disposta secondo i criteri del Feng Shui.

La terza tappa conduce al fulcro della casa, la cucina, dove  accanto a uno strumento prezioso quale il sac à poche, un’appetitosa crema chantilly aspetta fiduciosa di guarnire un dolce preparato in un piovoso pomeriggio invernale per scaldare il cuore.

In un angolo, una salsa béarnaise occhieggia per essere spennellata su una gustosa porzione di carne appena sfornata!

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