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God save the environment…da Trump!

Thinking Minds

Lunga vita all’ambiente, verrebbe da augurare oggi, giornata mondiale  tutta dedicata a questo bene tanto prezioso quanto bistrattato.

Eppure, nonostante le attenzioni sull’argomento non manchino, con un calendario fitto di date significative per onorarne l’importanza, sembra ci sia poco da stare allegri.  A cominciare dal passo compiuto recentemente da Trump nella direzione opposta agli intenti comuni, dettati da dati scientifici e buon senso.

Un passo da gambero, quello del presidente a stelle e strisce che si è ritirato dal prezioso Accordo di Parigi con grande disappunto dei grandi del vecchio continente e del  predecessore, che della causa aveva invece fatto la sua bandiera.

Prova ne sia l’elenco di ben 15 record positivi registrati durante l’amministrazione Obama, stilato da Mother Nature Network [in].

Altri avrebbero raccolto la preziosa eredità ma Trump l’ha completamente rinnegata. Per averne un saggio, basta leggere la lista riportata in quest’articolo [in].

Da un capo all’altro del mondo, l’abitante dell’Eliseo ha dal canto suo rimarcato il peso del piano d’azione globale di Parigi ideando un motto nato parafrasando lo slogan del tycoon: “Make our planet great again”.

Noi purtroppo non siamo invitati al tavolo dei potenti ma, oltre a sperare in un tempestivo cambio di rotta e nell’adozione di comportamenti virtuosi, possiamo intanto continuare a coltivare il più assoluto rispetto per il mondo che ci ospita, a vivere in comunione con la natura e a cercare di migliorare la qualità della vita con tutti i mezzi di cui disponiamo.

Anche abbracciando la pratica del forest bathing.

Lo Shinrin-yoku arriva dal Giappone ed è un’attività che promuove attivamente il digital detox per stabilire una sana connessione con l’ambiente e rigenerare corpo e spirito.

Le trappole disseminate in rete sono infatti troppe e deleterie sia sul piano fisico che  mentale ed è importante per questo prenderne coscienza e porvi rimedio prima di incappare in  conseguenze gravi, alcune delle quali segnalate nell’articolo.

Non vorremo mica fare come lo struzzo e mettere la testa sotto la sabbia?

O fare anche noi il passo del gambero, a meno che non si tratti del ballo di grido della prossima estate?

Di certo, chi si mobilita non manca e si levano cori di protesta al grido di We are still in”.  

 

 

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Pugno contro pugno

Il titolo del post di oggi, che sembra richiamare il celebre titolo cinematografico Kramer contro Kramer si rifà a un tipo di saluto molto in voga ai nostri giorni, particolarmente noto sia agli spettatori più attenti in generale sia ai fan dei flash mob che non hanno perso un episodio di Mobbed – La vita è un sogno. Già, perché il conduttore di questo programma, Howie Mandel, è solito salutare i propri ospiti con il fist bump, il gesto del pugno contro pugno, appunto.

Visto in più salse e in più varianti, questo greeting potrebbe far pensare a una pratica riservata a una determinata cerchia o a un dato gruppo sociale, con precise connotazioni etnico-linguistiche, ma a smentire questa ipotesi ci pensa Obama, che si era già fatto ritrarre nel dispensare tale saluto alle folle nel 2008 e che ci ha riprovato di recente, con il giovane autore di una lettera a lui indirizzata. Certo, per alcune culture che osservano una rigorosa distanza fisica, questo gesto risulterebbe improponibile, ma ha ormai assunto una popolarità tale che vale la pena indagarne origini e diffusione, cliccando ad esempio su questo link.

Interessante anche questa carrellata di immagini in cui il Presidente non ha, per così dire, perso un colpo…Immagine

              

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Dems vs Reps: rush finale

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Mentre si vivono le ultime battute delle presidenziali americane, il bailamme mediatico che ha interessato i vari round disputati dal rappresentante dei Dems e da quello dei Reps, che messi così suonano come i nomi di due squadre di basket, ha continuato a propinare termini quali Dockey, Elephant, Swing States, Convention e tanti altri contenuti in questo dizionario essenziale.

Gli argomenti sul tavolo delle elezioni americane sono davvero tanti, ma uno in particolare salta all’occhio di chi scrive per la rilevanza che assume sotto il profilo didattico: l’appartenenza di uno dei candidati alla religione mormonica. Questo elemento, infatti, anche grazie all’importanza che la dottrina riveste in termini economici nell’American lifestyle,  potrebbe rappresentare un ottimo spunto per un viaggio all’interno della civiltà americana. Partendo appunto dallo Utah, stato culla del Mormonismo, l’itinerario andrebbe a toccare varie discipline: la geografia naturalmente, ma anche il cinema, dal momento che molti dei celebri film Western furono ambientati nella splendida Monument Valley. I Western erano certo conditi da “scontri all’ultimo sguardo” giocati  in primissimi piani, sparatorie febbrili e assalti rocamboleschi alle carovane, ma non dimentichiamo il percorso umano, prima ancora che storico-culturale, compiuto dai nativi americani come i Navajo, per l’appunto presenti nelle riserve dello Utah… Nativi che nutrivano un amore incondizionato per la madre terra e che molto avrebbero da insegnare a quei decision maker che negano con ottusità l’importanza del rispetto per l’ambiente nelle scelte politiche. Sarà per questo, e per le riflessioni inevitabili sulla scia del post-Sandy, che chi scrive si augura vivamente che primeggino le istanze ambientaliste…

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