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Back to work!

women at work

Settembre è arrivato…e con lui il ritorno alla normalità. Gli sport dinamici praticati in vacanza come magari power chuting, sandboarding, skimboarding e footvolley [en] lasciano spazio al più sedentario desk sitting e ad un’intensa attività di problem solving. Tuttavia, dal momento che la ripresa del lavoro a pieno ritmo può rivelarsi stressante e faticosa, nulla impedisce, con un po’ di sane strategie di time management, di pensare al proprio benessere psicofisico per guadagnarci anche in termini di produttività. La scelta è vasta, e per orientarsi basta capire per quale energy booster optare: rigeneranti sedute di meditazione o corroboranti sessioni di pop physique, nuova moda del momento? Scolpito il fisico, il ritorno in ufficio impone un degno look e una degna mise, perfettamente incarnati da Portia de Rossi e Jay Harrington nella serie televisiva Better Off Ted. Per quanto si possa temere di assumere così, tutti, un aspetto cookie cutter, piatto, una spiccata personalità e dettagli dal tocco squisitamente personale ma bon ton faranno da antidoto contro l’omologazione. Largo dunque, e senza remore, al sobrio top knot per le signore, con via libera a camicette in modello sciancrato o con incrocio a portafoglio drappeggiato sul davanti, correttamente abbinate a longuette o pantaloni a sigaretta e blazer monopetto attillati. Si  compongono, così, impeccabili tailleur completati dal classico tacco alto e da accessori glamour sapientemente scelti, che si notano ma non suonano come note stonate né annunciano con imbarazzanti tintinnii l’arrivo di chi li indossa. L’importante è non dar voce a tinte shock, limitarsi a colori basic e non giocare con palette multicolor per il makeup. D’altro canto, come si legge in un articolo apparso su Repubblica qualche anno fa e sempre attuale, secondo il parere illustre di Giovanni Scibilia, sociologo e studioso di consumi, “L’immagine è sempre più importante anche se non si riduce ad un singolo elemento ma all’insieme delle cose, a come s’indossano e al fisico”. Attenzione, dunque, al collega che sul lavoro indossa il mocassino: è “un “maschio alfa” pigro, dal fascino scimmiesco, che non perde tempo con le stringhe e delega la fatica. ” Tornando alla donna in carriera, i minimi dettagli contribuiscono a comporre il quadro d’insieme, quindi anche le borse reclamano attenzione. Quelle portadocumenti sono probabilmente le più indicate per il lavoro, e la versione ecologica vanta un merito in più, rivelando un’attenzione per l’ambiente che è sempre sinonimo di intelligenza e smart thinking. Ora, per partire con la marcia giusta, non resta che configurare la modalità “Back at work”, premere Restart e stringere i denti fino al prossimo break per tirare il fiato.               

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Dalle espadrillas alle flip flop: da dove vengono i fashion terms?

Accantonata la mise estiva (casual e non) fatta di espadrillassabotflip flop, caftano e panama, e allontanatasi la parentesi dei pantaloni hip hop (con coulisse à gogò)  ravvivati, se ce ne fosse bisogno, dai colori sprint di top e ballerine, si scivola verso gli intramontabili jeans indossati con blusa o camicia e cardigan o poncho, aggiungendo perché no un tocco di femminilità con un paio di peep toes

Come in un défilé, è poi la volta del fascinoso trench in versione sportiva o elegante, impreziosito in quest’ultimo caso da lavallière dai colori soft o da fascinosi foulard dai toni pastello che cederanno più avanti il passo a sinuose, quanto morbide e avvolgenti, sciarpe tubolari.

Già, per gli amanti delle lingue, il variegato mondo della moda sfornerà sempre nuovi termini che accendono la curiosità anche per l’inevitabile evoluzione dei capi di vestiario nel tempo in base a coordinate storiche, sociali e culturali diverse.

Dallo star style che ha immortalato i pantaloni Capri indossati da Audrey Hepburn o la celebre bombetta di Charlot (al secolo Charlie Chaplin) o di Stan Laurel (al secolo Stanlio) alla street fashion, la moda ha sempre avuto qualcosa da dire…il più delle volte, in un’altra lingua. Il termine haute couture ne è forse l’esempio più emblematico.                  

  

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Da astrakan a trench, le parole della moda e la loro origine. Prima parte.

Sarà certamente capitato a tutti di chiedersi ogni tanto da dove derivi il nome di un particolare capo di abbigliamento indossato tutti i giorni o in occasioni speciali.

Fare un salto nella storia del costume internazionale o nella storia tout court, con una strizzatina d’occhio al cinema, può essere un  buon punto di partenza per soddisfare questa curiosità.

Data la stagione in cui ci troviamo e l’imminenza dell’inverno, si potrebbe iniziare con i termini anorak e astrakan  passando per il tipo di maglia denominata argentina che probabilmente in molte indosseremo proprio in questi giorni.

All’estate che ci siamo lasciati alle spalle, vissuta outdoor all’insegna di bermuda, bikini e vivaci  prendisole dai motivi batik  e indoor nel segno di coloratissimi baby-doll, contrapponiamo ora più che volentieri le calde babbucce per un totale  relax in casa dove, infagottati in un ampio pigiama e accoccolati sul divano con in mano un buon libro, meditiamo di non uscire per  una settimana…

Ma se proprio dobbiamo farlo,  la bandana au dernier cri sfoggiata in spiaggia deve lasciare il posto a un comodo basco che ripari il capo dai primi freddi mentre, inebriati dai colori autunnali, passeggiamo ammirando splendidi viali alberati ricoperti di foglie…

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