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Io no spik italian…

“Io amo l’italiano… quello che non mi piace è mischiare le lingue, e mischiarle in questo modo mostra un complesso d’inferiorità, pigrizia e trascuratezza. […] Anche io dico mouse quando uso il computer, ma per tutto il resto credo che abbiamo una grande lingua, quindi dobbiamo avere buon senso ed usare l’italiano”.

Così Beppe Severgnini a proposito dell’abuso di parole inglesi nella lingua italiana.

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Archiviato in cultura, inglese, linguaggio, società

Il buono, il brutto e…il salvabile

L’arrivo del nuovo anno porta sempre con sè un’aria di cambiamento che predispone all’ottimismo, alla ricerca attiva di nuovi traguardi e di nuovi sogni da realizzare.

Se fosse tutto così semplice, basterebbe fare una cernita di cosa resta nel nuovo anno e di cosa si consegna senza rimorsi al passato, non solo in ambito privato, e la magia sarebbe compiuta. Estendendo lo sguardo al resto del mondo, sarebbe bello passare al setaccio fenomeni dilaganti e poco edificanti per riservare loro lo stesso trattamento dei rifiuti. Basti pensare al self-induced-fainting, un pericoloso trend giunto dagli States che fa decisamente rimpiangere i bei tempi andati in cui il ragazzino Elliott, per marinare la scuola e restare con il tenero E.T., faceva riscaldare il termometro per fingersi malato. O al knockout, anche questo un fenomeno di importazione che, sempre negli States, ha fatto già registrare delle vittime. Basta trovarsi sul marciapiede sbagliato al momento sbagliato e la tua vita incontra lo STOP definitivo unicamente per soddisfare l’ego di sbandati alla ricerca dell’identità perduta nelle fila di una gang. Efferatezza e modus operandi a parte, il pensiero volge inevitabilmente ad Arancia meccanica… D’altra parte, nell’era 2.0 non di sola fisicità si perisce: l’immaterialità della realtà virtuale della WEButation di un individuo può indurlo, se questi è fragile, al suicidio. Basta tempestare un social network (o la rete in generale) di infamie sul conto della vittima designata, con un vero e proprio atto di cyber-mobbing, e il gioco è fatto… Già, perché proprio di gioco si tratta, ed è questa in assoluto la cosa più sconvolgente.

La vita non è un gioco (anche se, persino in un momento drammatico, la si può vivere con leggerezza come il “babbo” dimostra al “figliolo” in  La vita è bella) ma… può essere meravigliosa, come il grande Frank Capra insegna nel film da lui diretto.

Proprio con questa positività voglio chiudere il post di oggi, con l’auspicio che il mondo possa diventare un luogo migliore ogni anno che passa.

Forse, accomunati da questo traguardo, dovremmo iniziare dalle piccole cose del quotidiano, imparando perché no a coltivare l’arte danese della hyggemagari sulle note di What a Wonderful World…  Chissà che crederci, come pure restare fedeli ai buoni propositi, non aiuti a cambiare le cose 😉

Buon 2014 a tutti!         

        

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L’inglese per tutti…

La lingua inglese si conferma fedele compagna di vita anche in questi hard times …La ritroviamo, infatti, nella vicenda meno recente del parbuckling della Concordia come nel più recente capitolo nero dello shutdown  e dell’Obamacare!

Già, mentre su tutto e in ogni dove incombe lo spettro del downsizing, un ridimensionamento forzato impostoci dalle ristrettezze economiche, la lingua dei Beatles continua a insinuarsi in ogni ambito della vita quotidiana. Si parte dalla moda, con i riflettori puntati su calzature come chelsea boots e angle boots in modelli slipper e versioni cap-toe o peep-toe, nonché  su accessori come le borse messenger, e si finisce con acconciature stilose come la side french braid o con tecniche interessanti come il degradé, non senza passare per un buon makeup labbra di color rosso burgundy perfettamente in linea con le tinte autunnali.

Per le non appartenenti alla categoria delle fashion victim o delle fashion addicted, spopolano invece in rete tutorial per tutti i gusti, pronti a soddisfare ogni tipo di esigenza per perfezionare la propria arte in qualunque mansione… Dal bricolage, sempre più conosciuto come DIY, al party planning. Se invece interessano i recessi della mente umana, allora ecco sfornati programmi televisivi incentrati sul fenomeno dell’hoarding, vale a dire la disposofobia o accumulo compulsivo di oggetti o animali, o del catfishing, ossia la creazione di una falsa identità da esibire ad esempio sui social network.   

Insomma, che ci si voglia rifare il look, il guardaroba o la carta di identità o che ci si voglia semplicemente tenere informati su fatti di cronaca o fenomeni di società, per essere al passo coi tempi bisogna inevitabilmente conoscere la lingua dei Fab Four

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7 ottobre 2013 · 3:39 PM