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Battaglie vinte, battaglie perse, battaglie in corso.

I Mondiali di calcio sono terminati, ma non senza lasciarsi dietro una scia di parole che certo non pronunciamo ogni giorno. L’epic fail della Selecao ha fatto piangere lacrime amare ed è stata beffeggiata con uno spot in cui a scontrarsi non sono due squadre ma due bevande: il cocktail a base di maracuja e la birra. Inutile aggiungere che nello spot non c’è gara, come accaduto in campo! Così, da una parte del mondo la vicenda balzava tristemente alle cronache come Minerazo, mentre  dall’altra parte del mondo, qualche giorno dopo, sempre sulle cronache, primeggiava il MondialFest, un’occasione (d’oro) per celebrare la vittoria dei Mondiali magari proprio con una birra.

Se le sconfitte in campo bruciano, i verdeoro e gli azzurri si possono però consolare con vittorie alternative, salutate con favore se non altro dagli ambientalisti. Perlomeno nelle intenzioni, infatti, è lodevole l’iniziativa Casa Futebol che vorrebbe convertire parte degli impianti sportivi realizzati in Brasile per l’evento calcistico in abitazioni destinate ai meno abbienti. Da parte loro, gli azzurri hanno di che esser fieri, invece, avendo trionfato ai “Mondiali” dell’efficienza energetica, dell’innovazione, della sostenibilità e della bellezza. Il che non è poco, direi.

Non è motivo di vanto, invece, lo scontro che si sta disputando su un altro campo e che, al di là dei colori della maglia, è una pesante sconfitta per tutta l’umanità: il conflitto arabo-palestinese. Se si sollevasse un giorno il trofeo della pace, quella sì che sarebbe una vittoria mondiale.

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Come ti trasformo il calcio…in un’opportunità

Da brazuka a cooling break a craque, la lingua dei Mondiali continua a tenere banco. Mentre sul suolo brasiliano impazza la torcida, nel salotto di casa si seguono le partite con pacata esultanza, per evitare di danneggiare il secondo schermo… Già, perché che sia tablet o smartphone, l’importante è avere il dito lesto per postare commenti in tempo reale sui social network e bruciare sul tempo gli avversari ehm, pardon, gli altri. Si ha come l’impressione che i protagonisti non siano più i rimbalzi in campo ma quelli delle notizie cercate o create alla velocità della luce su una piattaforma o su un’altra, attendendo poi, impazienti, like e reazioni a quanto si è scritto. Sembrano ben lontani i tempi del tifo “a tutto tondo” di Paul in Febbre a 90°, quando le partite in Tv si seguivano con la massima concentrazione e si lasciava il mondo fuori dalla stanza… Consola il fatto che tutta questa iperattività potrebbe anche trovare altri sfoghi, riversandosi magari sulla cultura del Paese che ospita i Mondiali, quella musicale ad esempio, che dalla capoeira al frevo passando per la bossa nova offre gli spunti ideali per allargare i propri orizzonti. Distogliendo lo sguardo dai vari device, si potrebbe godere appieno il calcio e puntare gli occhi anche su altri interessi… Quale occasione migliore di un momento in cui la terra di Pelé e Chico Buarque (70 anni compiuti il 19 giugno), tanto per citare due vecchie glorie di due “campi” diversi, è costantemente sotto i riflettori?

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Fischio d’inizio

In prossimità del calcio d’inizio dei Mondiali, prima ancora dello sport va in scena il gossip, con la carrellata di wag (ossia mogli e compagne) dei protagonisti del campo di gioco. Si rincorrono i soliti rumour e le solite indiscrezioni sulla presenza/assenza di tale o tale altra bellezza, sui rapporti di coppia presunti o reali e così via, in un carosello infinito. Con un avvenimento di eccezionale portata mediatica come questo, non mancheranno di certo le passerelle di immagini che invaderanno i vari social network, primo fra tutti Facebook che, emblema della like society, farà fatica a contenere gli straboccanti pollici alti (leggi “mi piace”) in calce ai post (chissà quanti) sull’argomento.

Sarà un balletto di pettegolezzi, foto e commenti che ben si abbina alla grandiosa kermesse sportiva ospitata nella terra del calcio bailado. Insomma, si farà carnevale, senza inconvenienti si spera, viste le critiche anche aspre, soprattutto di natura economica, che accompagnano l’evento dall’inizio. Tra il sacro e il profano, magari, nella terra della celebre statua del Cristo Redentore qualcuno farà pure quattro salti in cristoteca, il che non stride poi più di tanto con lo spettacolo che andrà in scena in campo, dove molti giocatori particolarmente credenti già non fanno mistero della propia fede (non calcistica) con gesti a volte anche eclatanti. Si aggiunga che Papa Francesco è un fervente tifoso e il quadro è completo.

Sperando che la squadra dell’Italia si riveli un dream team e non deluda le aspettative nella patria del samba, non resta  che annunciare: “Si aprano le danze!”

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