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Ambiente? Non ne parliamo!

Le problematiche ambientali sono ormai un argomento ampiamente dibattuto, di qualunque sfera del vivere si tratti.

Non sfugge alla presa neanche la moda, apparentemente del tutto distante dal tema.

Non sarà infatti un caso se, riconoscendo l’elevato impatto ambientale che il settore registra, si cerchi di “rammendare” ricorrendo ad esempio alla plastica riciclata per la realizzazione di un’intera collezione.

Vivienne Westwood, dunque, insegna che contrariamente alle lunghe falcate che contraddistinguono le sfilate, dal fast fashion all’eco fashion il passo è davvero breve!

E l’impegno della stilista, che non è l’unica “combattente” in passerella come dimostrano anche altre lodevoli realtà, non è solo una goccia nel mare ma un’azione che al mare può ridonare ossigeno, rimuovendo quintali e quintali di materiale altamente tossico.

Nonostante i fatti parlino chiaro, c’è però chi si ostina a ignorare il famoso elephant in the room muovendosi in una direzione diametralmente opposta a quella suggerita dal buon senso…e dai fatti, proponendo quindi di erigere muri anziché abbatterli e di continuare a venerare il dio petrolio anziché combatterne la “religione”.

Nelle sue vene scorre il sangue da tycoon, del resto!

Il negazionismo climatico di Trump (perché di lui si parlava, of course), è tanto disarmante quanto imbarazzante.

E nuoce gravemente alla salute!

Anche a quella della fauna selvatica, visto che il tanto discusso Muro metterebbe a rischio oltre 300 specie animali in aggiunta al fatto che rappresenta un monumento celebrativo di quante più negatività possibili.

Non potrebbe, il Re della Trump Tower, seguire il nobile esempio del Principe inglese Charles, di sangue blu e dal cuore autenticamente green?

Forse le sue iniziative non raccolgono il consenso di tutti, ma perlomeno dimostrano il suo “reale” impegno.

Si può solo sperare in un trionfo finale della ragione e in un lento processo riparatore che operi un bel break in the wall  e faccia crollare una dopo l’altra le opinabili certezze del tycoon.

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L’estate sta finendo…come viverla fino all’ultima goccia, da capo a piedi!

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Se la voglia di mare stenta a spegnersi e il tempo lo permette, si può ancora sfoggiare un look da spiaggia con un occhio sempre attento al dettaglio, dalla pettinatura alla borsa all’ultimo grido.

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Verticalizzare, spread, bipartisan, quote rosa: tappe di un viaggio nell’antilingua.

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In Italia, oltre che in politica e nei media, il peso soffocante dell’antilingua si sconta nello sport nazionale: il calcio. Espressioni come “aggredire gli spazi”, “verticalizzare”, “disimpegno”, sono ormai patrimonio nazionale dell’antilingua del calcio. Tuttavia, esiste una corposa casistica di fenomeni antilinguistici per qualsiasi sport, proprio perché l’antilingua è veicolata dai media. Che la usano per sancire e irrobustire la loro credibilità. Una credibilità solo percepita da chi ascolta, ma mai veramente compresa fino in fondo – sarà capitato a tutti di sentire da qualcuno che quel determinato personaggio televisivo è bravo senza che se ne spieghino i reali meriti.

Invito a leggere “Lost in translation”, articolo de L’undici  da cui è tratto questo passaggio, perché traccia un quadro molto interessante dell’uso della lingua italiana negli ultimi anni, pur traendo spunto da un articolo di Italo Calvino del lontano 1965!

Chi come me è rimasto perplesso, forse anche infastidito sulle prime, nel sentire parole quali “verticalizzare”, “aggredire gli spazi”, “quote rosa”, “spread” o “bipartisan” sarà sicuramente rapito dai tanti altri termini ed espressioni segnalate.

Non resta che integrare la lettura dando un’occhiata ai Neologismi della Treccani, tra i quali colpisce “primadonnismo”, e il gioco è fatto.

State sereni…chissà quanti altri se ne aggiungeranno a breve 😉

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