Keep Calm and Unplug! Prima parte


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Di recente la cronaca nera ha portato alla luce la triste realtà della solitudine ai tempi dei social media.

Indipendentemente dal fatto che il matricidio cui mi riferisco sia maturato solo o anche per la scarsa libertà all’interno delle mura domestiche, particolarmente penalizzante per il divieto di utilizzare i social media, il senso di solitudine indotto da un uso continuativo di queste accattivanti e tentacolari creature è un fatto assodato.

How Facebook Makes Us Unhappy tenta di spiegare i meccanismi psicologici e sociologici alla base del fenomeno, citandone un altro correlato, il social snacking:

“Similar to a snack temporarily reducing hunger until the next meal, social snacking may help tolerate the lack of ‘real’ social interaction for a certain amount of time.”

Anche Why Social Makes Us Even More Lonely prova a spiegare i meccanismi scatenanti insoddisfazione, gelosia e solitudine, chiamando in causa tra l’altro la paura dell’esclusione, racchiusa nel termine FOMO (fear of missing out).

Questi mostri tecnologici, per così dire, sono sempre più fonti di disagio e sempre meno fonti di evasione. Al contrario, vanno delineandosi come ispiratori di autoreclusione, portata all’estremizzazione con gli hikikomori, gli adolescenti giapponesi il cui motto potrebbe essere “il mondo in una stanza” e che ha ben poco di poetico rispetto al cielo in una stanza del noto motivo.

Una tendenza che, spiega l’articolo riportato nel link, sembrava legata al preciso contesto sociale nipponico e che invece dilaga sempre più a ogni latitudine.

Anche gli smartphone addicted sono un perfetto ritratto del nostro tempo. Difficile trovare qualcuno che sia sprovvisto di questi diabolici device che catalizzano lo sguardo della “vittima” in qualunque circostanza.   Vere calamite da cui non ci si può staccare senza soffrire di nomofobia,

un termine coniato di recente per definire la paura incontrollata di rimanere sconnessi dalla rete di telefonia mobile. Essere ‘sconnessi’ può far sentire esclusi!

La cosa ha ormai raggiunto dimensioni tali da indurre a riservare delle corsie stradali per utilizzatori di smartphone. Sì, avete capito bene! Succede in Belgio

The thing is, this growing distraction means many smartphone addicts are risking life and limb as they go about their day, with near misses and collisions occurring at an increasing rate.

In an effort to put phone users on the right track and ease the stress of the disgruntled pedestrians that have to dodge them, a city in Belgium has created several “text walking lanes.”

Following in the footsteps of Washington, DC, and Chongqing in China, the special lanes have been painted onto a number of Antwerp’s busiest shopping streets.

Ma di cosa ci si meraviglia, in fondo, se per i più piccoli si parla di mobile-born babies? Sembra proprio che non si possa fare a meno di questi mostri e che siano diventati dei prolungamenti del nostro corpo.
Bisognerebbe spezzare questo circolo vizioso, ritrovare il gusto di stare con se stessi e con gli altri, ritrovare insomma i piaceri persi.
Persino Papa Francesco ha invocato il ritorno alla convivialità e alla socialità spegnendo ogni ammennicolo a tavola, per esempio, quando si sta in famiglia e il tempo va impiegato per ritrovarsi, non per perdersi!
Siamo tutti dei rat race che hanno bisogno di realizzare cosa si sta facendo e perché, di disconnettersi per ritrovarsi e ripartire, magari in un’altra direzione.
Non solo per fuggire da sempre più corpose to-do list che appesantiscono la vita infarcendola di impegni, ma per riprovare a sentire il “gusto pieno della vita”, per citare un famoso spot.
Come? Qualche esempio pratico, nella seconda parte di questo post 😉
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