Tipi da surf e… da net surfing


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Sconfiggendo il caldo africano e decidendo di affollare le spiagge, si deve essere preparati a tutto, anche ad affrontare vari tipi di scenari “umani”.

Dai dad bod e dalle momshell che, con una forma fisica non ben definita, non temono comunque gli sguardi della gente e vivono nelle glorie del passato, ai fisici scultorei in stile HotDudesReading.

Dalle donne che, non tralasciando proprio nulla, hanno un aspetto perfettamente curato fin nei minimi dettagli, alle fan della discutibile tendenza delle dyed armpits.

Gli adolescenti invece dediti alla dilagante mania del vamping nel resto dell’anno, non possono certo cedere sotto il solleone a un’improvisa voglia di digital detox!

Ne rimarrebbero assolutamente delusi i loro tweep, ansiosi di sfidarsi a colpi di tweet all’ultimo respiro su cosa circola in rete, o in spiaggia, nonché i follower su Facebook o gli Instagramer, alla rincorsa dello scatto “matto”.

E allora giù nella rete, a maneggiare tutte le app possibili e immaginabili, del tutto noncuranti del mood vacanziero di chi circola intorno.

Le cattive abitudini (di vario genere) troveranno anch’esse un posto al sole, anche grazie a chi, invece di darsi a del sano surf, continua a praticare su una sdraio il sea lioning  come fosse sulla poltrona di casa, o si pavoneggia snocciolando un mare di snowclone da postare un po’ ovunque e un po’ a caso. Tanto, l’importante è esserci, non essere!

Non mancheranno poi i nerd, che concedendosi eccezionalmente un po’ di pigrizia, seguiranno magari qualche MOOC da perfetti lurker anziché secchioni, affrontando per così dire le vacanze in chiave loro.

I Facebook warrior saranno invece più che presenti sulle scene, con l’infaticabile caccia all’ultima causa da sposare, magari di tipo ambientalista e/o animalista, visto che il periodo per le note e tristi cause di incendi e abbandoni vi si presta.

Meglio sarebbe godersi la vacanza e, perché no, anche la compagnia, dei libri portati a prendere un po’ di aria di mare, benevolmente risparmiati dal triste destino di dust-catcher, adagiati sui curvi scaffali delle librerie di casa.

D’altro canto, meglio metterli in valigia (sempre che non si opti per gli ebook) anziché lasciarli accumulare anche sul comodino della camera da letto senza neppure sfogliarne una pagina, fedeli seguaci della pratica detta tsundaku!

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