Future Food, Lobe City, Sfida Fame Zero: 3 voci del grande dizionario dell’Expo


Dal No Diet Day di ieri a Expo2015 il cibo viaggia sulle tavole di tutto il mondo, parlando al palato, ma anche alla coscienza.

Già, perché il tema alimentare è legato a doppio filo a quello dell’ambiente, e le parole del videomessaggio del Papa all’inaugurazione del grande evento internazionale ne sono la prova:

 Il mio auspicio è che questa esperienza permetta agli imprenditori, ai commercianti, agli studiosi, di sentirsi coinvolti in un grande progetto di solidarietà: quello di nutrire il pianeta nel rispetto di ogni uomo e donna che vi abita e nel rispetto dell’ambiente naturale. Questa è una grande sfida alla quale Dio chiama l’umanità del secolo ventunesimo: smettere finalmente di abusare del giardino che Dio ci ha affidato, perché tutti possano mangiare dei frutti di questo giardino. Assumere tale grande progetto dà piena dignità al lavoro di chi produce e di chi ricerca nel campo alimentare.

Il Future Food Disctrict è il perfetto connubio dei due nodi centrali dell’evento, con una struttura che si compone principalmente di due punti pivot, il Supermercato e la Piazza.

Il primo pone al centro di tutto il tanto sbandierato concetto di filiera, quindi le informazioni relative al prodotto alimentare, che fanno del consumatore un utente “pienamente” consapevole del cibo che mangia.

Il Supermercato “del futuro” immaginato nel Future Food District non vede al suo centro la tecnologia e l’automazione, ma l’uomo: gli strumenti che il  mondo digitale ci offre vengono utilizzati per far “scomparire” le barriere, rendere più fluida e confortevole l’esperienza del visitatore e soprattutto permettergli l’accesso a informazioni importanti che altrimenti rimarrebbero nascoste: da che parte del mondo arriva questa mela? Quali prodotti sono stati impiegati durante la sua coltivazione? Qual è la sua impronta ecologica? Quali sono i suoi principi nutritivi? Informazioni preziose, difficilmente reperibili in un supermercato “normale”, ma che possono influire in modo determinante nella scelta d’acquisto.  

Il secondo, concretizza quelle che un tempo non erano che possibilità sul tappeto:

la Piazza è uno spazio di condivisione in cui raccontare le altre fasi della filiera e sperimentare nuove possibilità per l’agricoltura urbana e per la produzione di cibo ed energia: coltivazioni di alghe per la produzione di biodiesel e la purificazione dell’aria; orti verticali con colture idroponiche in grado di produrre insalata per i sei mesi di durata di Expo Milano 2015, aiuole coltivate con erbe aromatiche (…)

Pratiche attuabili a partire dal presente, dunque, ma anche futuribili, come dimostra la struttura polivalente dell’Exhibition Area che proietterà i visitatori in un futuro ancora più lontano, a contatto con suggestioni di possibili nuove opzioni di produzione, distribuzione e imballaggio del cibo.

Ad avvalorare il tutto, si aggiunge un elemento ancora più interessante, la presenza ONU:

Nella piazza del Future Food District si incontra anche una delle 18 installazioni dell’Itinerario ONU. Qui si presenta il quarto elemento della Sfida Fame Zero: 100% aumento della produttività e del reddito dei piccoli agricoltori. Perché raddoppiare il reddito significa raddoppiare le possibilità di consumo e raddoppiare la produttività significa produrre di più con meno e uscire così dalla logica della sussistenza. L’ONU è presente con 18 installazioni multimediali caratterizzate da un grande cucchiaio blu. Questi Spazi ONU si trovano in varie aree di Expo Milano 2015 e danno vita all’itinerario dedicato al tema “Sfida Fame Zero. Uniti per un mondo sostenibile”. 

Proprio in tema di sostenibilità, anche il Padiglione del Belgio merita una menzione d’onore grazie al piano urbano che ne ha ispirato la realizzazione, quello della Lobe City.

Tre parti compongono il padiglione, ispirato al concetto di «Lobe City», città responsabile e sostenibile. Un corridoio (fattoria) decorato con grandi bottiglie di birra, che creano giochi di luce. Una sorta di grotta (cantina) dedicata alla ricerca e ai metodi di produzione del futuro. Infine l’atrio, che ospita il ristorante e il bar e che è dominato da una scala a forma di elica del DNA.

Non sono una fervente sostenitrice delle grandi opere ad ogni costo, ma chissà che tutta la macchina che ruota intorno all’Expo2015 non serva a mettere in moto anche altri meccanismi e a far riflettere sulle buone pratiche da adottare per andare veramente incontro al Future e non all’autodistruzione.

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