Come si gioca in chiave green


prato

L’ambiente, attore consumato, è oramai sempre in cartellone, protagonista assoluto della nostra vita e delle nostre scelte di vita. Gli eventi alluvionali che hanno interessato il territorio italiano negli ultimi tempi ne sono un chiaro esempio, come pure il raggiunto accordo politico USA-Cina sul clima e le iniziative di marketing che invitano a investire nelle aree protette terrestri e marine. Ne trarrebbero un enorme vantaggio anche le  economie locali, considerato il fatto che, come si legge sul link segnalato, “In Ruanda, ad esempio, il fatturato turistico connesso alle visite ai gorilla di montagna nel Parco nazionale dei vulcani è al momento la più grande fonte di valuta estera nel Paese con circa 200 milioni di dollari annui. C’è poi il caso dell’Australia: nel 2012-2013, il budget per il Parco della Grande barriera corallina è stato di 50 milioni di dollari australiani, con un ritorno economico del Parco da 5,2 miliardi di dollari all’anno”.

Si moltiplicano, poi, gli esempi di soluzioni abitative ecosostenibili, dalla capanna di bambù al rifugio per homeless ricavato dai cassonetti dell’immondizia passando per la casa passiva in canapa e calce. Per non citare le bach house neozelandesi, dove il relax è d’obbligo, tanto più se green perché realizzato con materiali di scarto, come le bottiglie in plastica con cui un ambientalista ha creato la sua isla bonita in Messico, perfettamente abitabile e dotata di tutti i comfort. Dallo stesso materiale povero è nato anche un edificio diventato terreno di giochi di una nutrita comunità di bambini di Bogotà.

Dagli scarti possono dunque nascere “dei fior” come dimostra ampiamente questo interessante sito  ricco di progetti magnificamente realizzati e di idee su come rendere vari oggetti from drab to fab. Rientra in quest’ordine di cose anche il “fairphone”, dispositivo etico e solidale costruito “con materiali non provenienti da zone di conflitto e prodotti in fabbriche dove i diritti dei lavoratori e le norme ambientali giocano un ruolo di primo piano”. Anche l’hi-tech si gioca in chiave green!

Tra gli oggetti “verdi” per eccellenza primeggia il noto mezzo a due ruote che è la bicicletta, in continua evoluzione grazie alle varie vesti in cui la propone il mercato. La “Kit bike” è la bicicletta “componibile” che può essere addirittura riposta in uno zaino quando è “a riposo”. Le “E-trikes” viaggiano invece ad energia solare distribuendo alimenti a chilometro zero per gli abitanti della splendida Amsterdam. Sempre ad Amsterdam, l’energia solare è anche alla base della pista ciclabile “Solaroad”, così denominata perché un tratto della lunghezza di 70 metri dispone di pannelli solari incorporati. Un’altra pista in Olanda è diventata “stellata” grazie alla combinazione di un’illuminazione a LED e sassi fluorescenti, che producono un effetto alquanto suggestivo. Per i ciclisti dagli artisti, si potrebbe sintetizzare: Daan Roosegaarde è infatti l’artista che, ispiratosi alla celebre “Notte stellata” di Van Gogh ha creato quest’opera che coniuga sapientemente utilità (illumina la pista di notte) ed estetica.

Il cambio d’abito in green non riguarda solo singole porzioni di città  ma può estendersi a intere città, come ben dimostrano i casi registrati in Germania, Polonia e Stati Uniti. Burlington, nel Vermont, è ad esempio alimentata solo da fonti rinnovabili, facendo così del motto “salviamo l’ambiente” il proprio  grido di battaglia! Come un grido di battaglia, forte e chiaro, l’ha lanciato il sindaco di un’altra città, Grenoble, che punta a ripulirne le strade (e l’aspetto) sostituendo la cartellonistica pubblicitaria con soggetti ben più meritori quali gli alberi. Per questa sua campagna “verde” si potrebbe coniare lo slogan “No Ads, Just Trees!”. Grazie all’attenzione per l’ambiente, muta dunque il volto delle città, al punto da dar vita a realtà smart come gli Edible Bus Stop Gardens a Londra, fermate del bus corredate di piccoli orti con verdure piantate e coltivate dai residenti della zona, per la libera fruizione dei viaggiatori. Per sintetizzare parafarasando il titolo di un noto film, potremmo dire “Pomodori alla fermata dell’autobus”. Non solo i bus diventano green, facendo il pieno con l’idrogeno come accade a Bolzano, ma addirittura le fermate! Incredibile, ma vero!

Che dire? Siamo sulla strada giusta per salvare l’ambiente? A giudicare dal proliferare di progetti e iniziative, sembrerebbe di sì.

        

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