Ambiente: istruzioni per l’uso


Qualche giorno fa ha chiuso i battenti il Salone del gusto, un’occasione davvero ghiotta per scoprire o riscoprire sapori, profumi e culture di ogni parte d’Italia e non solo, prestando un occhio di riguardo all’ambiente. Con i Presìdi Slow Food in particolare, si da gran voce alla biodiversità e alla relativa tutela. Prendendo in prestito la descrizione che ne fa lo stesso sito: “I Presìdi sono progetti di Slow Food che salvano prodotti artigianali, razze autoctone, varietà vegetali e tecniche tradizionali (di coltivazione, allevamento e pesca) a rischio di estinzione.

Coinvolgono comunità di piccoli produttori, preservano saperi antichi, promuovono pratiche sostenibili e valorizzano il territorio.” Da qui, l’importanza dell’iniziativa, di cui Ecomondo, evento in programmazione dal 5 all’8 novembre prossimi, sembra il naturale seguito. L’ambiente, infatti, viene messo sul tavolo (dopo esser stato portato in tavola nella kermesse precedente)  in tutte le sue sfaccettature, compresi i rifiuti, tramutabili in risorse con l’impiego di tecnologie cutting-edge riccamente esposte dagli addetti ai lavori nel corso di questa manifestazione. Uno scarto può infatti acquisire una sua dignità trasformandosi ad esempio in prodotto tessile, come avviene per lOrange Fiber, che può arginare la perdita di ingenti quantità di arance inutilizzate reimmettendole sul mercato in forma diversa, o del Qmilk, tessuto originato dal latte andato a male, quindi non più adatto al consumo alimentare. Come si apprende sul sito segnalato, “Il polimero organico ottenuto dal riciclo del latte ha una vasta gamma di applicazioni. Antibatterico e termoregolatore, oltre che per una collezione di abiti destinata al pubblico femminile, ha anche altri usi. Entra negli ospedali, sotto forma di garze e bendaggi, ma anche nelle automobili dove viene impiegato per la tappezzeria. Sempre a partire dal Qmilk viene realizzata una linea di cosmetici.” Una versatilità incredibile! Che dire, poi, della fibra di eucalipto utilizzata per confezionare maglie? Il materiale porta il nome di lyocell ed è «perfetto per realizzare maglieria grazie alla sua morbidezza setosa. Ha un eccellente assorbimento dell’umidità, è traspirante, delicato con la pelle e naturalmente igienico perché blocca la crescita dei batteri». La cronaca dimostra purtroppo che, nonostante prendano sempre più piede le buone pratiche come quelle appena descritte, quelle esecrabili come la spiumatura delle oche, recentemente portata alla ribalta dalla trasmissione Report, non perdono quota, svilendo in tutto e per tutto l’ambiente e assoggettandone le creature a crudeltà assolutamente gratuite. Esistono, infatti, valide alternative in commercio, che risparmierebbero loro inutili sofferenze, come spiega il seguente passaggio, tratto da Greenme: “la LAV ha commissionato dei test di comfort, mettendo a confronto proprio un prodotto MONCLER in vera piuma con due prodotti realizzati con materiali alternativi (THE NORTH FACE e SAVE THE DUCK). I test hanno misurato le performance secondo le due variabili “Resistenza Termica” (quanto il prodotto tiene caldo) e “Resistenza Evaporativa” (traspirazione) e i risultati hanno dimostrato che i due prodotti realizzati con materiale sintetico (poliestere) sono più traspiranti della vera piuma, e solo leggermente meno “caldi”.” Sensibilità e buon senso dovrebbero insomma costituire le vere “guide all’acquisto” per evitare scempi di ogni genere e, dalla tavola all’armadio passando per i mobili, casa nostra potrebbe diventare la fiera dei consumi etici e sostenibili e offrirci un’ottima qualità di vita nel segno dell’autenticità e del pieno rispetto della natura. Quindi, di noi stessi! Si inquadra proprio in quest’ottica il paperstone, materiale costituito da carta per ufficio riciclata, resine a base d’acqua e olii estratti dai gusci degli anacardi. Perché non utilizzarlo come materia d’elezione per le future new entry del nostro arredo? Ma le scelte d’amore per l’ambiente si realizzano anche fuori dalle mura domestiche, in pieno contesto urbano, come nel caso delle note cabine telefoniche di Londra che cambiano pelle, vestono green e da telephone booths diventano solar boxes. Già, postazioni che consentono di ricaricare le batterie dei nostri device mentre noi ricarichiamo le nostre ingannando l’attesa con un tè o gettando un occhio alle vetrine delle vie commerciali, dove strategicamente sono posizionate. Una riconversione d’uso che convince a tutti gli effetti! L’ambiente ringrazia.

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