Scusi, dov’è il “bon ton”? In fondo a destra!


Le parole di un capitolo di L’eleganza del riccio introducono una delle regole di bon ton da osservare nel quotidiano: formulare la fatidica domanda per farsi indicare “quel” luogo.

Ma come si chiede in società? “Dov’è il cesso?” non mi sembra propriamente la formula più idonea. Al contrario: “Potrebbe indicarmi il posticino?” per quanto delicato nello sforzo di non nominare la cosa, corre il rischio di non essere capito e, pertanto, di quadruplicare l’imbarazzo. “Mi scappa la pipì” è sobrio e informale, ma a tavola non si dice, tanto più con uno sconosciuto. “Dov’è la toilette?” mi crea problemi. È una richiesta fredda, che sa di ristorante di provincia. Mi piace abbastanza questo: “Dove sono i gabinetti?” perché in quest’appellativo, i gabinetti, c’è il plurale che mi ricorda l’infanzia e il gabbiotto in fondo al giardino. Ma c’è anche un’ineffabile connotazione che richiama la puzza. Proprio in quell’istante ho un lampo di genio. (…) “Dove sono i servizi, per cortesia?” (…) Ve lo concedo, è un po’ rude. – “Oh, mi scusi, non glieli ho indicati” –  dice monsieur Ozu con estrema naturalezza. – “La porta dietro di lei, poi la seconda a destra nel corridoio” -.      

Sarebbe interessante confrontare la traduzione con il testo originale, per cogliere le sfumature, ma quel che interessa in questa sede è l’utilizzo di quattro parole che designano  “quel” luogo nella lingua italiana. Il locale che ospita i servizi di decenza crea, infatti, un certo imbarazzo quando è il momento di tirarlo in ballo e la soluzione scelta dal personaggio del romanzo è del tutto accettabile.

E pensare che, l’elemento che nel tempo diede il nome a un’intera stanza e che suscita tanto imbarazzo, ha origini nobili! Sembra infatti che il suo prototipo fu inventato dal figlioccio della regina Elisabetta I.

Dalla Treccani apprendiamo altri innumerevoli dettagli di notevole rilievo:

Nelle culture dell’antichità e nelle culture tradizionali, il bagno ha significati salutistici, edonistici e catartici, prevalenti rispetto alle connotazioni igieniche che sono state maggiormente considerate a partire dal secolo scorso e che caratterizzano tuttora la nostra vita quotidiana. Con il prevalere della dimensione domestica dell’igiene personale, il termine bagno è passato a designare anche il locale dell’abitazione specificamente preposto alle pratiche igieniche e dotato di appositi servizi e attrezzature. 

Da comoda o seggetta ad abbigliatoio, sono davvero tanti i termini che ruotano intorno all’argomento, come sapientemente spiegato qui ed annoverano tra gli altri anche prestiti dalla lingua in cui è stato scritto il romanzo citato in precedenza, il francese, come nel caso di garde-robe, che nell’architettura medievale indicava la latrina.

Per chiudere in maniera divertente l’excusurs sull’argomento principe del post senza discostarsi dal multilinguismo, propongo le irresistibili gag del celebre Hollywood Party ambientate proprio in “quel” luogo.     

 

 

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